Vicenda Storica

Vicende storiche che hanno portato

alla soppressione della provincia di Fermo

I

PREMESSA STORICA

Il 5 maggio 1860 parte il processo di unificazione dell’Italia. Da sud, dopo aver liberato Sicilia e Calabria dal dominio borbonico (Spedizione dei Mille partita da Genova), il 7 settembre 1860 Garibaldi entra trionfalmente a Napoli con i Borboni costretti a ritirarsi a Capua e Gaeta nonostante la precipitosa concessione della costituzione e l’adozione della bandiera italiana.Da nord, dopo aver ottenuto con la II Guerra d’Indipendenza Lombardia, Emilia, Romagna e l’annessione pacifica del Granducato di Toscana, Vittorio Emanuele II e Cavour (per timore che Garibaldi arrivi fino a Roma e l’unificazione diventi di stampo garibaldino anzichè sabaudo e per evitare l’intervento dei francesi che proteggevano Roma), dopo aver ricevuto l’autorizzazione da Napoleone III («fate, ma fate presto»), inviano l’esercito piemontese attraverso le Marche e l’Umbria con l’obiettivo di occupare lo Stato Pontificio e di riunirsi con i garibaldini a Napoli.

unita1.jpgPio IX invia le sue truppe a nord ma sono più rapidi i piemontesi che sono già  scesi fino all’altezza di Ancona; così il 18 settembre 1860 nell’ improvvisa e decisiva Battaglia di Castelfidardo l’esercito piemontese, guidato dai generali Cialdini e Fanti, batte le truppe franco-pontificie, guidate dai generali Lamorici ¨re e De Pimodan, occupa Ancona e gli altri capoluoghi.

Fermo viene occupata il 21 settembre dal gen. Pinelli che dichiara decaduto il Governo pontificio e istituisce la nuova Giunta provinciale di governo presieduta dal conte Domenico Monti, liberale (mentre dal 24 settembre il marchese Cesare Trevisani sarà  il nuovo sindaco di Fermo); una settimana più  tardi, il 28 settembre, l’arcivescovo di Fermo, cardinale Filippo De Angelis, fu tradotto nelle carceri di Torino su decisione del gen. Fanti perchè  ancora si opponeva all’unificazione e cospirava in modo giudicato pericoloso dalla nuova autorità , come vedremo meglio più  avanti.

L’offensiva sferrata all’interno, invece, incontra meno resistenza: i piemontesi proseguono verso la Campania dove, nel frattempo, sul Volturno (1-2 ottobre) Garibaldi aveva già piegato definitivamente le forze borboniche.

Infine a Teano (26 ottobre) c’è lo storico incontro tra il Re e Garibaldi: l’Italia è  di nuovo unita dopo oltre mille anni.
e ostilità  si chiudono il 13 febbraio 1861 con la presa di Gaeta dove erano rifugiati i Borboni, che fuggono in esilio all’estero. Il 18 febbraio a Torino si riunisce per la prima volta il Parlamento Italiano con i deputati di Napoli, Sicilia, Umbria e Marche. Il 17 marzo 1861 fu proclamato il Regno d’Italia.
Sotto la sovranità  papale restano ancora la città  di Roma e parte del Lazio, ma nonostante ciò Roma è “acclamata” capitale d’Italia.

Nel 1865 la capitale è  trasferita da Torino a Firenze.

Dopo due tentativi vani di Garibaldi (che in uno fu anche ferito), Roma diventerà materialmente capitale solo dieci anni più tardi, il 20 settembre 1870, con la sua presa da parte dei bersaglieri, guidati dal gen. Cadorna che entrano attraverso la Breccia di Porta Pia e il 2 ottobre un plebiscito approva l’unione di Roma e Lazio all’Italia.

Nel 1871, dopo oltre mille anni, la capitale torna ad essere definitivamente Roma e viene approvata unilateralmente la Legge delle Guarentigie (Pio IX non risconosce il fatto compiuto e si rifiuta di accettare tale legge) con la quale si attribuisce al papa l’inviolabilità  e si lasciano in dotazione al pontefice i palazzi del Vaticano, del Laterano e di Castel Gandolfo assegnandogli una somma dal bilancio dello stato. Tale legge non fu mai riconosciuta dal Vaticano ma rimase in vigore fino ai Patti Lateranensi del 1929 che regolarono definitivamente (fino ad oggi, salvo la riforma del solo Concordato avvenuta nel 1985) i rapporti Stato-Chiesa.

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