Quadro Sinottico

QUADRO SINOTTICO

dal Decreto Minghetti

del 1860 alla Legge n° 147/2004

6 dicembre 1860: Il Regio Commissario per le Marche, Lorenzo Valerio (a cui il Governo aveva dato ampi poteri su tutte le province delle Marche subito dopo l’annessione all’Italia), pubblica il Decreto n. 568 che stabilisce il mantenimento di entrambe le province di Fermo e di Ascoli (assieme a quelle di Pesaro-Urbino, Ancona, Macerata e Camerino).
Annessa al decreto c’è la “Tabella di Riporto” che evidenzia la priorità  di Fermo e del Fermano sull’Ascolano.

22 dicembre 1860: Il Luogotenente generale Eugenio di Savoia e il ministro dell’interno Marco Minghetti emettono a sorpresa il decreto n° 4495 che accorpa le province di Camerino e Fermo rispettivamente a Macerata ed Ascoli spostando la sede del capoluogo in queste ultime due città .
La decisione fu adottata senza consultazione con il Parlamento NONOSTANTE LO STATUTO ALBERTINO IN VIGORE DISPONESSE “LE CIRCOSCRIZIONI DELLE PROVINCE SONO REGOLATE PER LEGGE” (ART.48): il decreto Minghetti non fu mai convertito in legge, ma nonostante ciò andò in esecuzione definitiva.

23 dicembre 1860: Il Commissario straordinario per le Marche, L. Valerio, è sorpreso e dispiaciuto per l’inatteso decreto 4495 Di Savoia/Minghetti che lo scavalca e contraddice il suo precedente decreto emesso sedici giorni prima e commenta: «Mentre Camerino aveva uno scarso numero di abitanti e di comuni, e il risentimento non fu notevole, a Fermo la commozione fu grave perchè la città  di Fermo aveva titoli per essere mantenuta provincia».

1 gennaio 1861: Il conte cav. Domenico Monti si dimette da presidente della provincia rassicurando, però, i fermani «con la parola augusta del Re» (parola che il Monti ebbe a Grottammare in cui si era recato per rendere omaggio a Vittorio Emanuele II, ospite dei marchesi Laureati. Il Re in quella circostanza garantì al Monti una speciale protezione per Fermo che sarebbe stata oggetto di particolari cure del governo).

21 marzo 1861: Petizione rivolta al Parlamento

maggio 1861 : La provincia di Teramo resta per conto proprio perchè ci sono difficoltà  per l’annessione ad Ascoli.
Quindi Ascoli non si trova più al centro della nuova provincia, così ad un certo punto sembra che questo nuovo fatto possa restituire la provincia a Fermo: «Le cose di Fermo si accomodano perchè di Teramo non se ne fa altro» disse il ministro Minghetti al deputato fermano, conte Gigliucci, a Torino, sei mesi dopo il nefasto decreto. Anche queste, però, parole al vento, come quelle del re.

13 marzo 1862: Su pressione del consiglio comunale di Fermo, il ministro dell’interno Minghetti incarica il prefetto Campi di convocare in via straordinaria il consiglio provinciale per un parere.
La composizione del consiglio vede favorito il Fermano: i consiglieri fermani sono ventidue, gli ascolani venti (poichè il Fermano è  zona più vasta e popolosa).
Gli ascolani, dando per scontata la sconfitta alla votazione, cercano di differire la seduta o di evitarla, ma alla fine il consiglio provinciale vota e la deliberazione è favorevole alla ricostituzione della provincia fermana.

15 ottobre 1862 : Minghetti si è dimesso da più  di un anno da ministro dell’Interno e i fermani tornano a sperare. Per sostenere la volontà  espressa dal consiglio provinciale, viene inviata a Torino una delegazione (marchese Luciani e avv. De Minicis) alla quale il nuovo ministro dell’interno, Ricasoli, dichiara: «è giusto ed urgente riparare ai mali cagionati da un decreto improvvido ed erroneo».

23 giugno 1866: I consiglieri provinciali fermani ricorrono contro la decisione del prefetto Gerra che decide di riunire il bilancio provinciale in un capitolo unico anzichè lasciarlo in due capitoli separati (Fermo e Ascoli): così non sarà  più dimostrabile la superiorità  di entrate e la maggior richezza di Fermo rispetto ad Ascoli.

1873: Tre giornali (La Gazzetta d’Italia, La Gazzetta dell’Emilia e Il Corriere delle Marche) appoggiano le lamentele di Fermo.
Scrive il Corriere delle Marche: «C’è la necessità  di restituire alla provincia il capoluogo che le assegnò la natura. Ascoli, posto in mezzo ai monti, all’estremo lembo della provincia, è il luogo meno adatto per tenervi la sede del capoluogo».

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