Santa Vittoria in Matenano – Montelparo – Smerillo

Santa Vittoria in Matenano

Nel 934 l’abate Raffredo fece trasferire dalla Sabina le spoglie di Santa Vittoria, dalla quale prese nome l’insediamento. Nel 1242 il centro cade sotto il dominio di Federico II, fino al 1248, riorganizzatosi conquistò l’autonomia di libero comune nel corso del XIII sec, mentre il 1446 fu segnato come l’anno dell’approvazione degli statuti fortemente intrisi di spirito democratico redatti da Annibale della Torre. Con il formarsi della diocesi di Montalto durante il Papato di Sisto V e l’espansione della marca Fermana Santa Vittoria iniziò a perdere di importanza fino ad essere assorbita nei possedimenti Fermani, mentre il nome in Matenano fu aggiunto nel 1862 dopo l’unità d’Italia. Entrando attraverso la porta ogivale di San Salvatore si percorre la via centrale dove si affacciano i palazzi; Melis del 1400, palazzo Della Torre del XV sec., palazzo Monti del XVI sec., il palazzo comunale dove si conservano documenti del 1200, la Chiesa di Sant’Agostino del XVI sec. con organo del 1603, il monastero delle benedettine del X sec. con inserti del 1300 ed una pietà del XV secolo. Di grande rilievo la Chiesa parrocchiale di Santa Vittoria con le spoglie della Santa e innumerevoli opere d’arte, infine nel punto più alto del colle il “Cappellone” Chiesa Farfense con affreschi di Fra Marino Angeli del XV sec. Fuori dall’abitato la Chiesa della Madonna degli Angeli del XIV sec.,a Ponte Maglio l’antico mulino ad acqua ed un maglio per la lavorazione del rame. Santa Vittoria patrono del Paese è iconograficamente di difficile interpretazione per la mancanza di una propria e particolare simbologia, fu martire nel III secolo come riporta una “passio” del VI secolo che ricorda il nome di Vittoria insieme a quello di Anatolia. Si consiglia una visita alla miracolosa fonte del latte e ad alcune Chiese rurali.

Montelparo

A partire dall’ VIII sec. a.C. Montelparo vive e si trova al centro di una delle zone archeologiche più interessanti del Fermano. Prende il nome nell’Alto Medioevo dal suo fondatore, un condottiero longobardo chiamato Elprando, il cui castello fu chiamato Monte Elprando. Intorno all’anno 1000 saranno i Monaci Farfensi a governare ed amministrare il castello di Montelparo. Nel 1200 divenne libero Comune con statuti propri, dopo essere stata Guelfa consolidò la sua importanza con una la bolla del 1290 di Papa Nicolò IV, rafforzata dal riconoscimento di Papa Urbano VI dove si asseriva che Montelparo non doveva mai essere assoggettato o dato in feudo, confermata con decreto dal Cardinale D’Aquileia nel 1445. Nel 1600 il Paese iniziò la sua fase di decadenza soprattutto a causa dei continui smottamenti del terreno su cui era edificata. Il terremoto del 12 febbraio 1703 determinò lo sprofondamento della parte centrale del Paese e del Palazzo Comunale creando una situazione di enorme difficoltà. Superò questa ed altre difficoltà, come l’invasione francese fino ad arrivare ai giorni nostri.

Da visitare la parte medievale con la prima cerchia muraria del VII – XI sec., la seconda del XII – XIV sec. e la terza del XV – XVIII sec. Il Convento Agostiniano del 1686 – 1730, la Chiesa di San Gregorio Magno 1615, la Chiesa di San Michele Arcangelo del XIII sec. con affreschi del 1527 Patrono del Paese, la sua festa cade il 29 settembre. Condottiero dell’esercito del Signore, invocato per la buona morte, protettore di bancari, radiologi poliziotti, pompieri, schermitori, armaioli, arrotini, paracadutisti, fabbricanti di bilance, magliai, cappellai, speziali. Da visitare inoltre la Chiesa di Sant’Antonio da Padova del XV sec., Santa Maria Novella del XIII sec.con tavola di Vincenzo Pagani, la Chiesa Rurale di Santa Maria in Camurano con Edicola interna del 1549, la Chiesa di San Pietro del 1286, la Torre Civica circolare del 1400, la Porta da Sole del 1300, il Museo di oggetti sacri ed altre bellezze che questo Paese può offrirci.

Smerillo

Dal toponimo incerto, Castrum Smerilli potrebbe derivare dallo Smeriglio, piccolo falco che vive nelle cavità rocciose, presente sullo stemma cittadino.

Scopriamo la presenza dei Romani sin dal 121 – 180 d.C. Si parla già di Castrum Smerilli nel IX secolo, fu sede di comunità dei monaci Farfensi, passò poi alle dipendenze di Fermo salvando però la propria autonomia. Successivamente fu saccheggiata dal conte di Carrara. Da qui in avanti seguì in scia la storia di Fermo e dei paesi limitrofi sia sotto il Papato che durante la dominazione francese e negli altri avvenimenti a noi più vicini. Appollaiato in posizione panoramica, il Paese conserva la sua impronta medievale. Il maggior rilievo storico è nella cinta muraria e nella parte fortificata definita il Cassero.

All’interno del Paese è possibile visitare la Chiesa di Santa Caterina, edificio romanico del XIII secolo: fu costruita per ricordare la ben accolta decapitazione del tiranno fermano Rinaldo da Monteverde avvenuta il giorno di Santa Caterina. Al suo interno si conservano pregevoli affreschi. La Chiesa Parrocchiale di San Pietro e Paolo conserva tele del 1600 e 1700: i due Santi sono i patroni della città. Pietro primo apostolo e Papa, protettore di pescatori, pescivendoli, ciabattini, chiavari, mietitori, orologiai e portieri, Paolo o Saulo incontrò Gesù sulla via di Damasco, protettore di teologi, stampa cattolica, è invocato contro la tempesta, ed il morso dei serpenti. Interessante la Chiesa di San Martino al Faggio con tela dell’Urbani del XV secolo ed il mulino ad acqua funzionante sin dal XIV secolo.

Non si può non entrare nella Fesa, spaccatura del terreno ricca di fossili, o non visitare il museo di storia naturale centro polivalente di educazione ambientale, o la ricca raccolta di fossili del Pliocenio. D’obbligo, infine, è una salutare passeggiata attraverso i boschi del monte Falcone.

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