Ortezzano – Monte Rinaldo – Monteleone

Ortezzano

Posto a 393 metri di altitudine nella media valle dell’Aso vanta origini assai remote testimoniate da rinvenimenti di epoca Etrusca e soprattutto Picena. Il suo toponimo (Urticinum) è inerente ad un insediamento Piceno in località Cisterna, villaggio che fu distrutto dai Romani nel 269 a.c. ed i cui abitanti furono deportati. Il nome subirà variazioni nel corso dei secoli trasformandosi in Ortempianum, Ortentianum, Ottazzano ed infine Ortezzano. Dopo l’epoca Romana e passate le invasioni barbariche, durante il Medioevo fu possedimento dei Monaci Farfensi, poi di Fermo, attraversò il flagello della carestia e della peste con conseguenze immaginabili. Nel 1415 fu assediato ed occupato da Carlo Malatesta rendendo stabile la sua conquista solo dopo un anno, mentre nel 1549 fu occupata e saccheggiata da Battistello da Ascoli. Le altre invasioni subite da Ortezzano furono ad opera degli Sforza di Milano e dai Francesi di Lautrek, per arrivare a seguire le sorti di Fermo durante tutto il periodo della dominazione Papalina fino alla riunificazione d’Italia, in questa occasione si ricorda che nel gennaio del 1849 Giuseppe Garibaldi passò una notte in Paese.

Di maggior interesse storico sono; oltre i resti del castello anche la torre Ghibellina a pianta pentagonale del IX-X sec., la porta da sole fronteggiata da una interessante Edicola costruita sulle mura di cinta, la Chiesa del Carmine, (o del suffragio) del 1715-1725 con interno a croce greca, la Chiesa di Santa Maria in piazza (una volta era ubicata fuori dalle mura) di origine Farfense fu ricostruita nel 1450 circa, ampliata nel 1585 nel 1759 fu eretto il campanile, si conservano opere di Giovanni e Vincenzo Pagani, del Gaeta, del Liozzi. Terminiamo la visita con la Chiesa parrocchiale di San Gerolamo, costruita fra il 1767 ed il 1773 dove sopra una porta si conservano il più antico stemma del paese ed un pregevole organo.

San Gerolamo, Patrono del paese, è uno dei quattro dottori della chiesa. Nato nel 347 circa a Stridone in Dalmazia da nobile famiglia, fu grande studioso, tradusse la Bibbia affrontò molti viaggi, morì a Betlemme all’età di 72 anni. Protettore dei dotti, librai archeologi, pellegrini, traduttori, bibliotecari, studenti, viene invocato contro la miopia.

Monte Rinaldo

Situato a 485 metri di altitudine in posizione panoramica, domina la media valle dell’Aso e del torrente Indaco. Sul suo territorio nel 264 a.c. iniziò la Romanizzazione: venne costruito un santuario ellenistico romano con urbanizzazione circostante nella località denominata Cuma. L’attuale castello fu edificato da Rinaldo di origini Normanne figlio di Malugero Melo e di Morica. Il suo territorio di frontiera durante i Medioevo fu sempre conteso dal Ducato di Fermo, dalla Città di Ascoli e dai Monaci Farfensi. Occupato da Carlo Malatasta, nella metà del XIV secolo Monte Rinaldo si assoggettò spontaneamente a Fermo e ne visse lo stesso percorso storico, con nascita dei Comuni, il dominio della Chiesa, l’invasione Napoleonica e infine l’Unità d’Italia.

Nella visita al Paese, oltrepassato l’arco di Porta Romana che risale al XIV secolo, ci troviamo all’interno dell’incasato medievale: in piazza Umberto I si trova Palazzo Giustiniani dalle armoniose architetture settecentesche e la Chiesa del SS. Sacramento e Rosario ristrutturata i stile barocco. Fuori dall’abitato si trova la Chiesa del Crocifisso con linee architettoniche del XVIII secolo, i ruderi del Castello di Bucchiano, la Chiesa rurale di Santa Maria in Montorso con affreschi del 400, non lontani gli importantissimi scavi di Cuma con esposto un colonnato di un Santuario Pagano di impianto ellenistico – romano ed infine la chiesa di Sant’Andrea Avellanita.

Patrono del Paese è San Leonardo: convertito da San Remigio, visse nel IV secolo. Si racconta che liberò la regina Clotilde, per questo gli venne accordato dal re Clodoveo la facoltà di liberare i prigionieri di piccoli. Protettore dei prigionieri.

Monteleone

Posto a 427 metri di altitudine in ottima posizione si deve la sua origine all’unione di Monte Lehum ed il castello di Casoli. Intorno all’anno 1000 i monaci Farfensi ne fecero uno dei primi insediamenti del circondario. Dopo una breve esperienza di amministrazione autonoma, nel 1251 si annesse spontaneamente a Fermo nella speranza di essere maggiormente protetto da un comune più grande e ne seguì parallelamente le vicissitudini storiche fino all’unità d’Italia.

Di particolare interesse il Palazzo Comunale del XV secolo che custodisce due tavolette raffiguranti la Madonna e San Giovanni Battista di scuola Crivellesca, la torre di Casoli ad esagono irregolare del XIII secolo facente parte della Chiesa di San Giovanni Battista con Croce astile in argento del 1500 opera di Bartolomeo da Montelparo, la Chiesa Parrocchiale di San Marone del XVI sec. con campanile annesso dell’ex convento Agostiniano, inoltre la Chiesa rurale del Crocifisso detta anche della Misericordia, con affreschi che vanno dal 1200 dell’altare (Edicola) al 1500 con un giudizio universale e dipinti votivi attribuiti variamente a Vincenzo Pagani o ad Oreste Presutti.

San Marone è il Patrono del Paese, martire del Piceno invocato contro l’idropisia, fu condannato a morire schiacciato da un masso che settanta uomini non riuscivano a muovere, ma il Santo lo trasportò agevolmente per due miglia restando incolume. Ugualmente ucciso, sul suo sepolcro fu edificata una Chiesa, che la tradizione individua in quella di Civitanova Marche dove il Santo viene festeggiato il 18 agosto, anziché il 15 aprile giorno commemorativo per il martirologio Geronimiano.

Ma la vera particolarità di Monteleone di Fermo sono i “vulcanelli”, particolari pozze da cui sgorga gas e fango a temperatura ambiente. Alla sommità di ciascun “vulcanello” fuoriescono melma e gas.

Riproduzione Riservata