Montottone – Monsampietro Morico – Servigliano – Belmonte Piceno

Montottone

A 274 metri di altitudine ricorda che sin dal Duecento fu vivace centro commerciale particolarmente specializzato nella produzione di terraglie e ceramiche, utensili in rame e ferro battuto. Fu originariamente un Vicus o Pagus delle antiche colonie di Faleria. Nell’alto Medioevo le sue fortificazioni respinsero gli attacchi dei Saraceni e dei Normanni. Nel 1191 i Benedettini furono investiti da Celestino III del dominio economico e spirituale della città.

Nel 1221 fu ceduta a Pietro IV Vescovo di Fermo, nel 1397 i Montottonesi si ribellarono ai Fermani, nel 1404 passò sotto il dominio del Migliorati, nel 1415 venne assediato dai Malatesta di Cesena. Dopo la morte del Migliorati si assoggettò al rettore della Chiesa della Marca Fermana e nel 1433 passò sotto gli Sforza, infine tra il 1538 ed il 1547 per volontà di Papa Farnese fu sede del governatore dello stato ecclesiastico in Agro Piceno trasferito per dieci anni da Fermo a Montottone. Visitandolo oggi si può apprezzare la bellezza dell’incasato Montottonese, percorrendo le strade che lo circondano ci si accorgerà che curva dopo curva cambia la sua prospettiva regalando scorci panoramici di suggestiva bellezza.

Da visitare nel centro storico Palazzi Amici con facciata neoclassica, le mura castellane con torrione medievale del XIV sec., la Chiesa di San Francesco ex convento dei Frati Minori Conventuali del XIV sec. con dipinto del Santo di Pietro da Rimini del 1330, San Salvatore con affreschi del XV sec., Santa Maria del buon Gesù con portale cinquecentesco e pala d’altare di Vincenzo Pagani, la Chiesa di San Pietro costruita nel seicento rimaneggiata nel settecento, Madonna delle grazie del XV sec., il Museo della ceramica e della terracotta, si conservano inoltre dipinti di V. Pagani, di A. Liozzi, di G. Mola, e stucchi di S. Interlenghi.

Il Santo Patrono del Paese è San Sebastiano. San Sebastiano patì il suo martirio facendo con il proprio corpo da bersaglio agli arcieri Romani nel 288 d.c., protettore di vigili, tappezzieri, arcieri, passamanai, invocato contro la peste.

Monsampietro Morico

Secondo la tradizione Monsanpietro Morico fu fondata nel 1061 durante il pontificato di Alessandro II dal condottiero Normanno Malugero Melo, figlio di Dragone conte delle Puglie, figlio a sua volta di Tancredi di Altavilla barone di Normandia.

Sposò una certa Morica anch’essa emigrata dal napoletano nelle Marche. Da lei ebbe tre figli Pietro, Elpidio e Rinaldo. Da questo possiamo osservare i nomi dati ai tre Castelli Monsanpietro Morico, Sant’Elpidio Morico, Monte Rinaldo Morico. Monte Rinaldo con il passare dei secoli perderà l’appellativo di Morico, dato da Malugero e ripetuto per i tre Castelli in onore della moglie Morica. Nel 1316-17 i tre Castelli comandati da Simone Mattei passarono sotto la giurisdizione fermana. Monsanpietro fu insediamento francescano e fu poi ben considerato nel periodo napoleonico: rimane in parte ancora visibile la sua fortificazione posta in punto strategico con le sue mura dai merli ghibellini e la torre poligonale del XIV – XV secolo. In fondo all’antica piazza si eleva la Chiesa barocca di San Pietro patrono della città, primo apostolo e primo Papa. Il suo nome Kefa significa roccia, nella traduzione Greca Petros – Pietra – Pietro, protettore dei pescatori, pescivendoli, ciabattini, chiavari, mietitori, orologiai e portieri, si festeggia il 29 giugno. All’ingresso del Paese è situata la Chiesa di San Francesco, con tela di Sant’Antonio Abate di F. Fiorelli del XVII secolo e nell’attuale cimitero la Chiesa Romanica di San Paolo costruita circa nell’anno 1000 sui ruderi di un tempio romano.

Da non tralasciare una visita alla frazione di Monsanpietro dal 1869, passato a Monteleone nel 1871, tornato a Monsanpietro il 1-5-1893, dove nella Chiesa Parrocchiale a due campanili speculari ristrutturata nel 1600 è conservato un trittico del Crivelli, un gruppo marmoreo del XVII secolo ed un tabernacolo esagonale con formelle di scuola Crivellesca.

Servigliano

La fondazione di questa città viene attribuita a Publio Servilio Rullo, tribuno di Pompeo il Grande nel I secolo a.C. Resti di una villa romana sono emersi nell’area occupata dal convento dei Frati Minori Osservanti. Inoltre altri resti sono visibili lungo la strada Servigliano Curetta, anche se la valle del Tenna risultava già frequentata nel periodo villanoviano. I Farfensi tra il IX e il XII secolo vi fondarono le corti di Santa Maria in Strada in valle Marone, il priorato di San Gualtiero ed il Castello di Servigliano dove al suo interno risiedeva la Pieve di San Marco costruita nel 1152, situata nella zona attualmente definita Paese Vecchio. Intorno alla metà del XVIII secolo, causa infiltrazioni d’acqua che provocarono gravi smottamenti, il Paese venne dichiarato molto pericolante, tanto che nel 1772 Papa Clemente XIV decise che questo fosse evacuato e demolito e che, con materiali nuovi e di recupero, se ne avviasse la ricostruzione più a valle nella pianura antistante al convento dei Frati Minori Osservanti.

Il nuovo insediamento a pianta quadrangolare, esempio di architettura neoclassica illuminista, molto simile all’urbanistica spagnola, fu edificato tra la fine del 1700 e gli inizi del 1800 su disegno dell’architetto V. Bracci. Il suo nome fu Castel Clementino in onore del Papa allora in carica. Tale nome fu mantenuto sino al 1861 quando riprese il nome originale di Servigliano. Attualmente di grande interesse sono la Chiesa di Santa Maria al Piano con statua policroma dell’Assunta del 1500, il Crocifisso del 1500 e vari affreschi del vecchio convento, il palazzo Municipale in laterizio, la cinta muraria e le porte d’ingresso, la collegiata di San Marco Evangelista patrono della città.

Da non dimenticare una visita alla frazione di Curetta e ciò che resta del Paese Vecchio.

San Marco è uno dei quattro Evangelisti, le sue spoglie riposano a Venezia di cui ne è anche patrono. Protettore di notai, ottici, vetrai, allevatori, interpreti, viene invocato per il buon raccolto e contro la scabbia.

Belmonte Piceno

Si erge in posizione panoramica a 300 metri s.l.m. a metà percorso fra il mare Adriatico ed i monti Sibillini, dominando le vallate dei fiumi Tenna ed Ete Vivo. Fu antica sede dei Piceni sin dal VII secolo a.C., testimoniato dalle oltre 300 tombe ed altri reperti rinvenuti nella vicina necropoli, tutti involati verso il museo di Ancona. Dopo le devastazioni barbariche, soprattutto ad opera dei Goti, Castrum Belmontis Novum fu possedimento dei potenti monaci Farfensi sino al 1263, quando il castello venne assoggettato a Fermo. Per la sua posizione strategica Belmonte Piceno fu Comune di grandissimo rilievo: fin dal Medioevo vi si svolgevano importanti mercati con scambi commerciali e di mercanzie provenienti dal lontano oriente, cosa che avvenne fino alla metà del 1800. Nell’ultimo secolo il comune andò lentamente spegnendosi, subendo lo spopolamento delle campagne analogamente ai paesi limitrofi. Ad oggi gli elementi di maggiore spicco sono: La Chiesa di San Simone in stile romanico del X secolo, identificata come Sancta Maria in Murris. La Chiesa di San Salvatore ricostruita nel 1771, con statua lignea e arredi che vanno dal 1400 al 1600. Inoltre la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, così denominata per la forte devozione popolare, dove la struttura dell’Altare si presenta con tutte le caratteristiche di una Edicola a muro con affresco centrale del 1546. Il pittoresco centro urbano si snoda lungo il pendio orientale della collina, conservando tutto il suo tipico aspetto settecentesco.

San Salvatore è il Santo Patrono della Città. Catalano di nascita, orfano in tenera età fece il calzolaio per mantenere la sorella; liberato da quell’impegno, decise di seguire il suo desiderio diventando Frate laico Francescano. Da quel momento cominciarono i suoi “problemi”, miracoli e prodigi costellarono la sua vita, per dodici anni rimase ad Horta, poi fu inviato a Cagliari seguito costantemente dalla sua fama. Morì nel 1567.

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