Montegranaro – Monte San Pietrangeli – Francavilla d’Ete

Montegranaro

Situato a 279 di altitudine è compreso tra i fiumi Chienti ed Ete Morto. Nonostante alcuni ritrovamenti preromani rinvenuti nelle vicinanze, l’antica tradizione ne vanta l’origine romana e ne tramanda il nome Veregra. Il paese compare per la prima volta nei documenti storici nell’829, precisamente nel Chronicon Farfense, che cita ”In Monte Granario ecclesiae tres” Santa Maria, San Pietro in Montaspice e Sant’Ugo.

I Farfensi con una grande opera di disboscamento e dissodamento dei terreni agricoli diedero un grande impulso vitale a questo borgo che nel 1202 fu anche citato nella pace dei Polverigi.

Nel 1270 Sant’Ugo, un benedettino silvestrino, vi fondò su ordine di San Silvestro un monastero che divenne un importante punto di aggregazione per tutto il Paese dove sorgeranno una scuola, un lazzaretto ed opere benefiche.

Il Paese acquisì la libertà comunale nel corso del XIII secolo. Nel 1378 era feudo della famiglia Veneziana degli Zeno. Nel 1443 il Comune fu saccheggiato dal Piccinino per passare poi sotto il dominio degli Sforza e quindi sotto lo stato pontificio che durerà fino all’unità d’Italia, passando attraverso l’invasione francese.

In paese sono presenti interessanti opere d’arte. Attraversando Porta Marina si entra nel centro storico dove si trova la Chiesa di san Filippo e Giacomo con tela del Brocci Pietà in arenaria del XV sec. e nella cripta sono conservati un ciclo di affreschi datati 1298. In piazza è anche situato il Palazzo Comunale del XVII secolo nato come Teatro Novelli.

Nella chiesa di San Francesco e Salvatore si apprezzano i portali in stile romanico del XIII secolo, inoltre c’è la Chiesa a pianta ovale di San Pietro dai pregevoli stucchi, il Santuario di Santo Stefano ricostruito nel XVIII sec., infine la Chiesa barocca di San Serafino patrono del Paese dove sono rappresentati anche San Crispino e Crispiano protettori dei Calzolai.

San Serafino Patrono nasce a Monte Granaro nel 1540 da umile famiglia, fino all’età di diciotto anni aiutò suo fratello nel lavoro di muratore, quando un giorno sentì l’impulso di cambiare vita entrò nell’ordine dei Cappuccini, peregrino per tutti i conventi delle Marche uomo di grande bontà d’animo, benvoluto dal popolo morì ad Ascoli Piceno il 12 ott. 1604.

Monte San Pietrangeli

Sorge a 241 metri di altezza su un colle che domina la vallata del fiume Ete Morto. Il primo nucleo abitato ebbe inizio nel 1080, anno di fondazione dell’Abbazia dei Monaci Benedettini di San Pietro Ferentillo da Terni.

Nel 1164 Federico I la donò al capitolo dei Canonici della Cattedrale di Fermo e prese il nome di San Pietro dei Canonici, nel 1266 passò direttamente alle dipendenze del Comune di Fermo.

Durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini si rifugiò nel paese, che era di parte guelfa, la nobile famiglia Fiorentina De Alleis dando all’agglomerato il “primitivo” nome di San Petri Alleis.

Nel dicembre del 1443 fu l’unico comune delle Marche a resistere per oltre un mese all’assedio di Francesco Sforza, allontanato poi dall’intervento del Capitano di ventura Piccinino.

Il proseguo della storia gli darà il nome di Monte San Pietrangeli e le sue vicissitudini non saranno dissimili a quelle dei paesi del Fermano.

La parte artistica e monumentale di maggiore interesse si esprime nella cinta muraria con torrioni del 1300, nel Palazzo del Podestà a ridosso del quale è stato costruito il teatro comunale, la torre con cappella gotica duecentesca ricca di affreschi dell’Alemanno, la Chiesa di San Pietro o (San Francesco), dove è custodito un polittico del 500 di Giuliano da Fano con affreschi della stessa epoca ed un organo Callido. Inoltre la Collegiata di San Lorenzo in stile neoclassico con dipinti di Luigi Fontana nativo del luogo ed un organo di 1285 canne, ed altre ricchezze che visitando il paese si possono scoprire.

I Santi Patrono sono San Lorenzo e San Biagio entrambi martiri del III secolo: il primo Diacono e martire è protettore di rosticcieri, osti, cuochi, bibliotecari, e librai, invocato contro gli incendi, la lombaggine e le malattie della vite. Il secondo Vescovo e martire è protettore di medici, scalpellini, pastori, agricoltori, cardatori e suonatori di strumenti a fiato, è invocato contro il mal di gola.

Francavilla d’Ete

Posto in posizione strategica, le sue prime notizie risalgono al 1140, quando alcuni servi dei signori di Gualdrama e Montirone fuggirono per poi riunirsi sul monte Tiziano dando così vita al primo agglomerato. Una volta Castello fu subito possesso del vescovo di Fermo tenuto da Giberto di Brunforte. Nel 1221 il comune fu infeudato ai possedimenti dei signori di Monteverde, nel 1375 a quelli di Riccardo Cancellieri. Nel 1385 perde la sua libertà per mano del capitano di ventura Averardo della Campana, ma Fermo riscatterà il Castello pagando la somma di 3000 ducati. La storia successiva è intimamente legata a quella fermana di cui ne seguirà le vicissitudini sia nella buona che nella cattiva sorte, nelle alternanze politiche, sotto il Papato, durante l’invasione francese fino all’unità d’Italia. L’11 settembre del 1863 fu aggiunto al nome Francavilla la specifica “d’Ete” dal vicino fiume omonimo (Ete Morto). Di particolare interesse già prima di entrare in paese notiamo la fortificazione medievale. Entrando dalla porta “da bora” costeggiamo il palazzo comunale dagli intriganti sotterranei; proseguendo si incontra l’imponente chiesa di San Pietro Apostolo costruita su progetto di G. Sacconi, in sostituzione a quella che sorgeva all’interno del castello. Sicuramente da visitare la chiesa di San Rocco del XV-XVI secolo che al suo interno custodisce due affreschi della stessa epoca: la natività e la crocifissione attribuita a Vincenzo Pagani. Da non dimenticare le chiesette rurali del Crocifisso e della Madonnetta, con affresco murale del 1500.

San Rocco, Patrono del paese, nasce intorno al 1295 da nobile famiglia, donò tutto ai poveri, curò gli appestati e sostenne i bisognosi acquisendo la fama di grande taumaturgo. Protettore di chirurghi, farmacisti, becchini, selciatori, pellegrini e viaggiatori, invocato contro la peste ed il mal di ginocchia.

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