Monte Giberto – Petritoli – Monte Vidon Combatte

Monte Giberto

A 322 metri di altitudine domina la vallata dell’Ete. Dapprima abitato dai Piceni poi dai Romani tramanda l’origine del suo Castello al longobardo Giberto fratello di Ponziano.

Fu possedimento degli Abati Farfensi, divenne libero comune e nel sec. XII passò poi sotto il dominio fermano. Nello snodarsi dei secoli Monte Giberto subì varie occupazioni: nel 1404 Pietro da Montefeltro rettore della Marca lo sottrasse al condottiero Migliorati; nel 1407 il Paese fu occupato da Bernardo Varano signore di Camerino; nel 1507 tornò ad essere classificato fra i Castelli dello stato Fermano. Dal XVIII sec. la sua struttura cambiò profondamente per rimanere come oggi si presenta nella sua pianta compatta, semplice ed elegante. Da visitare i resti della cinta muraria, i torrioni, il Santuario di Santa Maria delle Grazie del XVIII sec. con scultura marmorea di Madonna con Bambino. La Chiesa di San Giovanni Battista del 1771, il palazzo comunale del XIII sec., la Chiesa parrocchiale di San Nicolò del XVIII secolo e tre pregevolissimi organi costruiti da G. Callido, A. Moretti e V. Paci. Il Patrono del Paese è San Nicola Vescovo di Mira, visse nel IV secolo (detto di Bari, dove riposano le sue spoglie dal 1087) patrono della Russia, protettore di scolari, pescatori, barcaioli, marinai, profumieri, pellegrini. Invocato contro i ladri, è detto anche Nick, Nikita o Niccolò. Viene rappresentato nella nostra tradizione come Babbo Natale, in quella nordica come Santa Claus (Sanctus Nicolaus).

Petritoli

A 358 metri di altitudine, ebbe origine come insediamento Farfense intorno all’anno 1000 con il nome Castel Rodolfo, forse il nome del monaco reggente. Il toponimo Petritoli deriva dall’unione di tre Castelli, Petrosa, Petronia e Petrollavia. L’unificazione non cambia la reggenza che resta sotto il dominio Farfense fino alla conquista di Transarico barone di Saltareccia, imparentato con potenti signori di Brunforte.

Petritoli fu ceduto nel 1055 al Vescovo Ermanno di Fermo per restarvi fino al 1198, quando con bolla Papale Innocenzo III lo riconferma possedimento Farfense. Rigovernò con statuti propri sotto la protezione della Chiesa fino al 1250, nel 1252 sarà Federico II a conquistarlo per tornare di nuovo sotto l’egemonia Fermana fino al 1537 quando Paolo III pose fine a questo governo. Nel periodo del Concilio di Costanza a Basilea attraversò un periodo di alterne egemonie, saccheggi e sudditanze, nel 1445 cadde sotto il dominio di Federico II, e quindi di Fermo fino al 1537. Solo nel 1569 ottenne l’indipendenza Comunale grazie all’intercessione di Papa Pio V. Sarà Papa Gregorio XII a negargliela di nuovo riportando il Paese sotto Fermo fino al 1700. Durante il periodo napoleonico ebbe il titolo di Capoluogo di Cantone con annessa una vasta giurisdizione, questo durerà fino all’unità d’Italia.

Posto in posizione panoramica, il miglior percorso per entrare nel centro storico di Petritoli è attraverso i tre Archi, porta medievale di stile gotico racchiusa da due torrioni circolari del XIV sec. Continuando si raggiunge le Chiese di Santa Maria in piazza barocca del XVI sec. all’interno due grandiosi dipinti eseguiti nel 1958 da Dino Ferrari, la Chiesa di Sant’Andrea settecentesca ricca di stucchi e decorazioni, il Palazzo Comunale ex convento delle Clarisse con coro ligneo del XVII sec., la Chiesa di Santa Anatolia ricostruita ma probabilmente Farfense con Croce astile del XV sec., il vecchio borgo con porta medievale del XIII sec. ed infine nel punto più alto della rocca è situata la Torre civica o campanaria simbolo della laicità Petritolese, costruzione ottocentesca a tre ordini con base quadrata, corpo centrale ottagonale e la parte terminale cilindrica con cupola finale, inoltre il teatro dell’Iride del 1873. Da non dimenticare una visita all’interessante frazione di Moregnano antico castello capoluogo di Comune fino al 1869 con Chiesa parrocchiale dei Santi Vittore e Corona, inoltre Palazzo “Trenta”.

Il santo Patrono è San Giovanni Battista, primo Santo venerato dalla Chiesa con festa liturgica. Fu denominato “il battezzatore” perché lui stesso battezzò Gesù Cristo nel Giordano.

Monte Vidon Combatte

Situato a 393 metri di altitudine in pieno territorio dei Piceni, si eleva dal suo colle a guardia della media valle dell’Aso. Il suo nome fa pensare ad antiche battaglie: Guidone o Vidone Combatte era il nome del signorotto che governava questo castello. Vuole la tradizione che avendo bisogno di rinforzi chiedesse aiuto a suo fratello Corrado. Inviatogli un messaggero, questo nella concitazione del momento così si espresse “corri Corrado che Vidon combatte”, così i due Paesi presero il nome di Monte Vidon Combatte e Monte Vidon Corrado. Il liber lurium di Fermo attesta la presenza nel 1184 di Combatte signore di Monte Guidone, come altri documenti attestano che Longino di Suppone abbia avuto ampi possedimenti tra “Monte de Guidoni et Sancta Maria de Collina”. In una storia non dissimile dagli altri Comuni limitrofi fu possesso degli Abati Farfensi, poi libero Comune e come gli altri sotto lo stato Pontificio, subì l’invasione francese fino ad arrivare all’unità d’Italia.

Da visitare la rocca, passando attraverso la porta medievale a doppio fornice del XV secolo; la Chiesa Parrocchiale di San Biagio, dove è presente il dipinto della Vergine con Bambino di Iacopo Agnelli da Patrignone del XVI sec.; palazzo Pelagallo del XIV sec.; un organo Callidiano proveniente da San Procolo.

San Biagio è Patrono del Paese, Vescovo e martire del 316 d.c. protettore di scalpellini, pastori agricoltori, cardatori, suonatori di strumenti a fiato, invocato contro il mal di gola ed il vizio relativo, viene festeggiato il 3 febbraio. Continuando si può visitare la Chiesetta di San Procolo con affreschi di scuola Crivellesca ed Umbro marchigiana inoltre tavolette di Fra Mariano Angeli. Inoltre da non dimenticare Collina vecchia completamente abbandonata.

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