Fermo – Porto San Giorgio

FERMO

Collocato in posizione ideale, 300 metri di altitudine a pochi chilometri dal mare, ha origini antichissime risalenti al IX-X secolo a.C. con stazionamento di genti villanoviane e Picene. Anche il suo nome è preromano: ciò è testimoniato dal ritrovamento di alcune monete, tre trioboli e due dioboli dove su una delle due facce è presente la scritta FIRMUM.

Fermo fu sempre città fedele a Roma sia nelle guerre puniche sia nelle guerre sociali, ricevendo in cambio molti privilegi, come il battere moneta, una certa autonomia politica ed il titolo di “FIRMO FIRMA FIDES ROMANORUM COLONIA“, il popolo Fermano organizzato dalle centuriazioni Augustee rimase fedele a Roma fino alla capitolazione ad opera dei barbari. Dal 410 con Alarico al 774 conobbe le invasione barbariche, nel 452 fu la volta di Attila, poi di Odoacre. Nel 493 Fermo ebbe a lodarsi della presenza di Amalasunta figlia di Teodorico, la quale durante il suo soggiorno ampliò la città con nuove costruzioni.
Fu la volta di Bellisario nel 538, di Totila nel 543, dei Longobardi nel 600 che ne faranno un unico ducato con Spoleto, tutto ciò fino alla discesa di Carlo Magno che sconfisse i longobardi. Nel 774 Fermo entrò a far parte dei possedimenti Pontifici. Nell’ 829 Liutprando sostenne a Fermo un lunghissimo assedio contro Arnolfo Re germanico. Risalgono inoltre alla fine di questo secolo le prime menzioni e poi l’origine dalla Marca Firmana con grande estensione territoriale.
 La religione cristiana ebbe divulgazione nel primo secolo ad opera di San Marone ed Apollinare: primo Vescovo fu Sant’Alessandro martirizzato da Decio. Agli inizi del X secolo (920), Fermo allargò il suo potere su un vasto territorio, che andava dal fiume Musone al fiume Pescara divenendo così il capoluogo della Marca Firmana. Nel 1108 Fermo inviò aiuti a Leone IX in guerra contro i Normanni, nel 1137 parteggiò per i Guelfi, venne distrutta dal Barbarossa. Nel 1176 dopo un breve periodo di calma e ripristinati i suoi privilegi fu di nuovo invasa e conquistata da Enrico VI. Nel 1199 la città si eresse a libero comune, acquisendo con Ottone IV nel 1211 un nuovo status sulla base dei suoi territori con libertà di governo e di battere moneta. Nel 1214 Fermo si riunì ai Guelfi ed alla Chiesa, ma nel 1242, invasa da Federico II, fu ricondotta all’Impero. Nel 1258 fu conquistata da Manfredi e da qui cominciarono i maggiori dissidi con Ascoli per la supremazia del territorio. Continuò inoltre negli anni a venire un altalenarsi di riconciliazioni e dissensi con il Papato, come le alternanze politiche fra le fazioni dei Guelfi e dei Ghibellini. Fermo dovette subire le signorie, spesso tiranniche, da parte dei potenti signorotti locali che nel tempo si susseguirono: Mercenario da Monteverde nel 1327, Gentile da Mogliano nel 1348, Giovanni Visconti d’Oleggio nel 1360, Rinaldo da Monteverde nel 1377, Antonio Aceti, Ludovico Migliorati, e Francesco Sforza, si avvicendarono al potere fino al 1446, anno che segnò la distruzione della rocca nel Girfalco ad opera dei Fermani, ed ancora fu tiranneggiata da Liverotto Ufreducci nel 1502. Nel corso di questi difficili secoli Fermo dovette patire per più volte il flagello della peste.

Tornata ancora una volta sotto il dominio del Papa i cambiamenti di ordine politico non cessarono, tanto che durante il Papato di Paolo III fu dichiarata ribelle e scomunicata. Lo stesso Papa inviò Pier Luigi Farnese a ripristinare l’ordine nell’anno 1538: il Farnese lo fece saccheggiando la città e da quel momento Fermo dovette sottostare per oltre un secolo, ovvero fino al 1691, ad essere governata da un diretto parente del Papa. Nel XVI secolo iniziarono anche gli screzi con e fra i vari castelli circostanti, caratterizzati principalmente da rapidi cambiamenti di ordine politico. Sisto V fu Vescovo di Fermo dal 1571 al 1577 anno in cui fu eletto Papa svolgendo il suo pontificato per otto anni sino al 1585. Egli ampliò e potenziò l’università degli studi, elevò la città da sede Vescovile ad Arcivescovile allargandone anche il territorio. Attraversata dai Francesi dagli Spagnoli, scossa dalla peste nel 1503-4-5, nel 1512, e nel 1525-26-27-28 si arrivò verso fine secolo con l’introduzione della stampa a Fermo da parte di Adolfo de Grandis nel 1587. Un clima di maggiore tranquillità si manifestò nel secolo successivo, tranne per l’anno 1648 particolarmente ricordato per il linciaggio eseguito dal popolo istigato dai nobili, nei confronti di Mons. Uberto Visconti reo per aver fatto incetta di grano in periodo di carestia. Pesanti furono le ritorsioni da parte della Santa Sede verso i cittadini e la città stessa. Nel 1676 Papa Innocenzo XI volle restituire il governo della città ai Fermani. Nel 1691 fu anche ristabilita la Congregazione Fermana con un suo governatore. Un clima più sereno si instaura nel 1700 fino alla Rivoluzione Francese: dopo il trattato di Tolentino nel 1797 Fermo è occupata dai francesi subendo violenze e razzie, mantenendosi comunque capoluogo del Dipartimento del Tronto. Si chiude la
zecca, e inizia il declino della nostra università. Dopo un periodo altalenate con il ritorno di Napoleone nel 1808 ottiene il prefetto. Il ritorno dello Stato Pontificio le consente di essere sede di Amministrazione Provinciale, Papa Leone XII nel 1824 le restituirà l’università ma non resisterà più di due anni.
Fermo accetta positivamente l’elezione a Papa di Pio IX dovuta principalmente all’interessamento del Cardinale Bernetti, ma sussulta durante i moti carbonari tanto che dopo la fuga di Pio IX a Gaeta si instaura un governo anticlericale.

Il 17 gennaio 1849 Giuseppe Garibaldi soggiorna a Fermo. Durante le mutevoli vicende del periodo il Cardinale De Angelis fu arrestato e rinchiuso ad Ancona, ma dopo cento giorni di prigionia tornò e punì i colpevoli del suo arresto. Nel maggio del 1857 sarà Pio IX a visitare Fermo. Il 18 settembre 1860 con la battaglia di Castelfidardo è segnata la fine dello Stato Pontificio: Fermo è privata della provincia e dei suoi poteri politici a favore della meno titolata Ascoli, insorgono i Fermani ed i Comuni circostanti ma senza risultato. In data 8 dicembre 1875 fu inoltrata la prima domanda al governo italiano per il ripristino di ciò che anche i Francesi avevano rispettato, “la storica Provincia di Fermo”.

Anche quest’ultimo secolo, fine ed inizio di un altro millennio, con la durezza di vita dei primi decenni, con le sue guerre, la sua rivoluzione industriale, quella tecnologica, le sue nuove architetture, i suoi cambiamenti sociali, si appresta a far parte della storia. Fermo la sua storia la conserva e la ricorda attraverso i monumenti, le chiese, le opere d’arte, lungo i vicoli e le vie dove si affacciano gli antichi palazzi, all’interno della grande biblioteca, o negli importanti archivi, o attraverso ciò che è raccolto e conservato nel museo, da tutto ciò è possibile vedere la lunga traccia di ben oltre duemila anni lasciata da gente come noi, che ci ha preceduto. Fermo si offre al visitatore come città piacevole ed accogliente, di grande importanza storica, artistica e culturale, ricca di tradizioni ed invita ad una maggiore conoscenza di sé stessa affinché possa essere meglio goduta ed apprezzata.

Assolutamente da ricordare sono le frazioni di Torre di Palme e Capodarco, i territori distaccati di Gabbiano e Rocca Monte Varmine, pittoreschi centri altamente panoramici ricchi di storia e tradizione.

PORTO SAN GIORGIO

Originariamente nacque come villaggio di pescatori con approdo sul fosso Rio. Consolidata la sua struttura si presentò con il nome di Castrum Sanctii Giorgi, risentì della presenza dei Veneti padroni dell’Adriatico, dei Dalmati con i quali effettuavano scambi commerciali e delle scorribande dei pirati Saraceni.

Il Castello da sempre di pertinenza della Chiesa Fermana nel 1267 passò al Comune di Fermo ed il Podestà Lorenzo Tiepolo, futuro Doge di Venezia, fece costruire la rocca ancor oggi a lui intitolata, mentre il sistema di difesa venne perfezionato da Visconti d’Oleggio negli anni a seguire.

Durante il periodo Napoleonico ottenne l’autonomia comunale. L’attuale nome gli venne conferito da Papa Pio IX il 20 maggio 1857 durante la sua visita nella città rivierasca.

Dell’epoca Medievale non resta molto ma è ancora possibile ammirare Rocca Tiepolo dalle merlature Guelfe che corrono lungo le robuste mura di cinta, mentre solitario si erge il possente Mastio nato per dominare il mare.

Il visitatore può accedere a questo angolo di storia attraverso un cancello ed un ripida scalinata situati vicino all’ottocentesca Chiesa di San Giorgio che ha un interno a tre navate e colonne binate. Adiacente ad essa l’ossario, la torre dell’orologio e la fontana dello stesso periodo (sec. XIX).

Poco distante è situato il Teatro Comunale: costruito nel 1817, all’interno, sulla volta, presenta un dipinto di Sigismondo Nardi, mentre sulla facciata esterna, dalla saggezza latina, è riportata la seguente inscrizione: CASTIGAT RIDENDO MORES (la satira corregge i costumi deridendoli).

Di sicuro interesse sono l’incasato del vecchio borgo, da dove si raggiunge villa Bonaparte, (oggi Proprietà Pelagallo) e la Chiesa barocca della Madonna del Suffragio, dove sono custodite opere del Trevisani e del Milani.

Patrono della città è San Giorgio, rappresentato secondo tradizione come soldato a cavallo nell’intento di uccidere il drago, liberando così la Principessa dal rischio di essere sacrificata. San Giorgio nel mondo è fra i Santi più venerati: in Oriente è uno dei 14 Santi Ausiliatori. Protettore di cavalieri, militari, armaioli e boy scouts.

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