Falerone – Monte Vidon Corrado – Massa Fermana – Montappone

Falerone

A 433 metri di altitudine si annovera fra le località più rappresentative del Piceno. Unisce al contempo testimonianze di epoca picena a quelle più evidenti di epoca romana.

Si ha memoria di un combattimento del 90 a.C. tra le genti del luogo capitanate da Gaio Vidacilio, Tito Lafrenio e Publio Ventidio, contro i Romani comandati da Pompeo Strabone dove questi ultimi ebbero la peggio, mentre nel 29 a.C. già conquistata dai Romani è chiamata Falerio Picenus.

Subirà in seguito le invasioni barbariche e nel 765 ospita Guastaldo il Longobardo alle dipendenze di Fermo, mentre nel Medioevo tornerà a risorgere fortificandosi, scegliendo una posizione più strategica in cima al colle dove oggi la vediamo.

Agli inizi del 1500 Oliverotto e Ludovico Eufreducci, signori di Falerone tentarono di imporre il loro potere sulla città di Fermo, ma l’impresa sfociò nel sangue. Negli anni a seguire il paese seguirà la storia dei paesi circostanti. Per lunghi secoli fu sotto il dominio papalino, subì poi l’invasione napoleonica, fino ad arrivare all’unificazione d’Italia con le due grandi guerre.

Al visitatore Falerone presenta innanzi tutto i suoi reperti romani costituiti dal teatro ancora efficiente, le cisterne, le fonti e l’importantissimo museo archeologico “Antiquarium”.

Salendo al centro storico si può visitare la chiesa di San Fortunato iniziata nel 1227. Un suo lato è costruito su resti romani. Il portale è in cotto eseguito nel 1440: all’interno conserva diverse opere di rilievo fra cui una tavola di Vittorio Crivelli ed una statua lignea del XVI secolo, mentre in Piazza della Libertà c’è una particolare loggetta detta “ Dei Mercanti” del XVI secolo.

Inoltre di particolare interesse sono le chiese di San Paolino del XIII secolo in un severo Romanico Gotico, e la chiesa rurale di Santa Mrghierita, con rosone gotico e torre campanaria del XIII secolo.

San Fortunato Vescovo di Todi è il Partono della città, visse intorno al 550 la sua ricorrenza. Cade il 14 ottobre, a posteriori gli storici di Todi rischiarono di confonderlo con Venanzio Fortunato, la conoscenza del nostro santo ci è soprattutto data dai “dialoghi” di San Gregorio Magno.

Monte Vidon Corrado

Posto in posizione panoramica su un contrafforte a 430 metri di altezza, il paese è citato per la prima volta in un documento del 1229, anno in cui Fermo organizzò la resistenza dei Castelli della Marca Fermana contro l’occupazione tentata da Rinaldo Duca di Spoleto, anche se la tradizione vuole legami di fratellanza fra Vidon Combatte e Vidon Corrado vissuti intorno al 1184.

Ma i ritrovamenti fatti risalire al III e IV secolo a.C. fanno pensare ad origini molto remote legate alla civiltà picena e successivamente alle Centuriazioni Romane conseguenti alla vicina Faleria Picena.

Nel 1300 firma un documento di sottomissione a Fermo nella speranza di essere protetto dalle scorrerie dei paesi vicini e dai soldati di ventura.

Nel 1398 il Castello fu devastato ed occupato dal Conte di Carrara, poi nel 1413 ad occuparlo fu Carlo Malatesta, mentre circa venti anni dopo fu la volta di Francesco Sforza.

In seguito seguì le altalenanti vicende storiche della vicina Fermo e quelle del Papato. Solo più recentemente la sua storia si fonde con quella di Montegiorgio di cui seguirà le alterne fortune, come si legge nell’Annuario della Provincia di Ascoli Piceno.

Il centro storico è ricco di scorci suggestivi: girando per le anguste viuzze si può ammirare una casa del 1400, edifici con raffinate decorazioni in cotto, avanzi di mura medievali e torri poligonali del XIV – XV secolo, palazzetti gentilizi in stile rinascimentale ed infine il palazzo Comunale.

Da visitare è la chiesa Parrocchiale di San Vito Martire del XVIII secolo dove sono custoditi una croce sbalzata e pregevoli dipinti del settecento attribuiti a F. Foschi e A. Ricci. Da non dimenticare una visita al centro culturale Osvaldo Licini, pittore contemporaneo maestro dell’astrattismo. Patrono del Paese è San Vito Martire, protettore dei ballerini, ed invocato nei casi di insonnia, più conosciuto per la “corea, koreia” malattia definita, ballo di San Vito.

Massa Fermana

Situata a 349 metri di altitudine fu località di massima importanza strategica, a metà strada fra Falerio Picenus ed Urbs Salvia: Fermo ne ebbe la giurisdizione ecclesiastica sin dal 1050.

Nel 1222 Massa Fermana si unì con Mogliano, Gabbiano e Monte Verde per fare fronte alla minaccia armata dell’Imperatore Federico II. Nel 1252 Massa si assoggetta spontaneamente a Fermo, pur di porre termine ai continui soprusi ed alle violenze di Guglielmo suo Signore. Nel 1360 il condottiero Filippo da Massa alla testa di un migliaio di uomini occupò Ascoli Piceno. Questo fu il periodo di massimo sviluppo del Castello.

La bellezza di questo Paese è subito confermata dalla porta trecentesca del Castello dei Brunforte, con arco ogivale e doppia loggetta pensile a quattro arcate parzialmente occluse, detta anche di Sant’Antonio. Oltrepassando la porta si arriva alla chiesa Parrocchiale dei Santi Lorenzo, Silvestro e Ruffino dove sono conservati un polittico di Carlo Crivelli, il più antico delle Marche, una tavola di Vittore Crivelli ed una tela di Sebastiano Ghezzi. Da non perdere una visita alla pinacoteca dove si possono ammirare opere del Perugino, di Vincenzo Pagani, Andrea de Magistris, Durante Nobili, Oliveruccio di Ciccarello, inoltre reperti romani e paleocristiani.

Sul monte Stalio sorge il convento dei Francescani pregevole manufatto del XIV sec., attualmente in totale abbandono.

Patrono del paese è San Lorenzo Diacono. Martire del 228 dell’era Cristiana, è protettore di rosticcieri, osti, cuochi, bibliotecari, librai. È invocato contro gli incendi e la lombaggine.

Montappone

A 370 metri di altezza nel territorio degli Abati Farfensi è già Castello nell’anno mille e feudo della famiglia Nobili. Nel 1055 passò sotto la giurisdizione ecclesiastica di Fermo, mentre nel 1291 fu assegnato ad un ramo della famiglia Brunforte con il titolo di Marchesato. Rinaldo da Monteverde lo assoggetta intorno alla metà del 1300, a sua volta Gentile da Mogliano ne ebbe ragione nel 1355 distruggendo il Castello dopo una serie di assedi e battaglie. Il Cardinale Albornoz ne vietò il ripristino edilizio, solo nel 1371 il Paese ebbe licenza di ricostruzione dal Cardinale Pietro Estaing con il vincolo di rimanere sotto la giurisdizione fermana, così i Montapponesi con l’aiuto degli abitanti dei vicini villaggi di Podiale e Montapponello diedero avvio alla riedificazione. Da quel tempo in avanti le vicende storiche montapponesi, furono strettamente legate a quelle fermane e dei paesi limitrofi. Solo durante l’occupazione napoleonica ebbe un sussulto, sotto la sua giurisdizione furono assegnati i Comuni di Monte Vidon Corrado e Massa Fermana. Nel 1827 ottenne un suo Podestà. Entrando nel paese restano ancora evidenti elementi dell’abitato medievale come rocca. Si può vedere l’Oratorio del SS. Sacramento del XIV secolo con portale romanico in cotto sormontato con lo stemma della confraternita realizzato in arenaria, mentre all’interno sono presenti affreschi attribuiti a Vincenzo Pagani datati 1518. Proseguendo si arriva a Santa Maria in Castello del XVII secolo dove è custodita una tela di Madonna con Bambino del Pomarancio (1552 – 1626). Fuori dalle antiche mura sorge la Parrocchiale di Santa Maria e San Giorgio costruita sulle rovine di un’antica chiesetta Romanica dove si conserva una Croce sbalzata in argento con pietre preziose e ceselli di arte marchigiana. Più attuale è l’industria del cappello con il suo singolare ed interessante museo. Patroni del paese sono Santa Maria Immacolata e San Giorgio: quest’ultimo è protettore di armaioli, boyscouts, militari, arcieri e cavalieri in genere.

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