Amandola – Montefalcone – Montefortino

Amandola

Situata a 550 metri di altezza è al centro della storia come punto di riferimento nell’arco dei Sibillini. Durante la colonizzazione romana nel 15 a.C. fu parte integrante del sistema dell’Agro Pubblico Romano. Già dal Basso Medioevo la popolazione locale era in crescita. Nel 1248, con l’unificazione dei tre Castelli, Agello, Marrubbiano e Leone liberi dal dominio dei signori che li avevano in feudo, nasce il libero Comune di Amandola.

Fu città ricca ed attiva, tanto che i Varano ne presero il possesso nella seconda metà del XIV secolo. Seguirono i Malatesta agli inizi del XV secolo ed infine fu saccheggiata dagli Sforza nel 1434. Tra il 1500- 1600 la città ebbe il periodo di maggior ricchezza ad opera dell’industria tessile e della lavorazione della lana, ma inesorabile arrivò il suo declino insieme a povertà, emigrazione e brigantaggio. Visitando il paese è possibile apprezzare una parte della cerchia muraria, il torrione del Cassero, e la porta ogivale di San Giacomo del XV secolo, nella parte interna, barocca, vediamo l’orologio già presente nel 1700, il palazzo comunale con portico, l’importante Chiesa di Sant’Agostino e Santuario del beato Antonio da Amandola del XIV secolo dove sono raccolte tele ed ornamenti di grande pregio, inoltre il convento dei frati minori di San Francesco del XIV sec. oggi sede del museo di civiltà contadina. Molte sono le opere di interesse storico-artistico conservate nel territorio amandolese come l’Abbazia Benedettina dei Santi Ruffino e Vitale del VI secolo rimaneggiata nel XII secolo con affreschi di scuola ravennate, o la Chiesa rurale di Santa Maria a piè d’Agello con affreschi del XV sec. Poco fuori dal Paese ci sono il caratteristico ponte Romanico-Gotico a schiena d’asino, il convento e la Chiesa di San Bernardino, sul monte Amandola la chiesa Romanico-Gotica dei SS. Vincenzo e Anastasio fondata dai Benedettini e ricostruita nel 1300.

Da non perdere le escursioni sui monti Sibillini, al lago di Pilato e all’Infernaccio, luoghi strettamente legati alla Sibilla e a storie di maghi, streghe e magie.

Patrono del paese è Sant’Antonio Abate, protettore di macellai, salumai, canestrai e animali domestici, invocato contro ogni tipo di contagio e contro l’erpes.

Montefalcone Appennino

Considerato una delle costruzioni più ardite delle Marche è situato a 757 metri di altitudine su di un crinale roccioso. È anche stato sede di insediamenti precristiani. La sua storia documentata ha inizio nel 705 d.c. quando il Longobardo Faroaldo II cedette la curia Montis Falconis ai monaci Farfensi, potentissima congregazione religiosa che dominò il castello per molti secoli, più esattamente dal 930 al 1215, quando prese vita come libero Comune. Nel 1242 i Fermani costruirono la torre in pietra ed il paese rimase loro roccaforte durante tutto il periodo delle guerre contro Ascoli, nonostante il territorio fosse possesso della Chiesa.

La sua storia si snoda nei secoli. Vediamo ancora oggi i resti dell’antica rocca; la Chiesa di San Pietro in Penne con facciata in stile gotico e campanile romanico che custodisce una Croce del XV sec. ed una fonte battesimale del XVI sec. entrambi lignei; di particolare interesse la Chiesa delle Scalelle del 1400 con affresco laterale ed acquasantiera del 1589; il convento “di San Francesco” prima Farfense poi francescano; Palazzo Felici museo dell’Alemanno e dei fossili e di storia naturale; infine la Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, Patrono del Paese.

L’Arcangelo Michele nell’Apocalisse è condottiero dell’esercito di Dio contro le forze del male da lui sconfitte in battaglia. È trasmigratore di anime dal Purgatorio in Paradiso. Protettore di giudici, bancari, radiologi, poliziotti, pompieri, schermidori, arrotini, paracadutisti, bilanciai, cappellai, è invocato per la buona morte.

Particolarmente suggestivo è il panorama che Monte Falcone può offrire ai suoi visitatori, spaziando dal mare ai vicini Sibillini, dalla Maiella al Conero, dominando le vallate circostanti.

Montefortino

La sua origine risale all’epoca romana. Nell’Alto Medioevo attraversò le vicissitudini dei piccoli Castelli, sino al IX secolo quando Carlo Magno lo annesse a Fermo. Solo nel 1084 divenne libero Comune. Una volta riottenuta l’autonomia nel 1249 strinse alleanza con Amandola, riuscendo a sconfiggere in battaglia nel 1261 le truppe di Manfredi, ma dopo circa mezzo secolo di autonomia tornò sotto Fermo dominata da Antonio Aceti. Passò poi sotto i Varano nel 1416, i Piccinini nel 1439, gli Sforza nel 1442, per essere infine governata da Ascoli fino a quando entrò a far parte dello Stato Pontificio. Dal 1500 in poi attraversò similmente agli altri Castelli circostanti il corso della storia: in quella recente subì l’invasione francese per poi arrivare all’unificazione d’Italia.

Di grande interesse è tutto il centro storico con le sue Chiese, i palazzi, la ricca pinacoteca. Suggestive le bellezze naturali come la vallata dell’Ambro o quella dell’Infenaccio, con le fonti o i percorsi della Sibilla e le sue fantastiche storie raccontate da Andrea da Barberino ed Antoine De La Sale che qui soggiornò. Fra le Chiese più antiche ricordiamo quella di Sant’Agostino del 1200, il tempietto dell’orologio in stile neoclassico, la Chiesa di San Francesco, la Chiesa di Sant’Andrea del VI secolo, Madonna della Fonte del 1400, la Chiesa di San Michele Arcangelo, Patrono della città protettore di cappellai, speziali, magliai, giudici, bilanciai, armaioli, arrotini, bancari, radiologi, poliziotti, pompieri, paracadutisti, schermidori ed invocato per la buona morte.

Nella Pinacoteca donata da Fortunato Duranti si possono ammirare i preziosi dipinti, le statue, cassapanche intagliate ed altro, le opere di artisti come Pietro Alemanno, Corrado Giquinto, Pier Francesco Fiorentino, F. Roos, Spadino, Baratta, Botticini.

Riproduzione Riservata