16 aprile 2018

Pensioni, Ires Marche: i dati della provincia di Fermo fanalino di coda delle altre province della Regione

pubblicato in Cronaca, Economia |

FERMO – “I dati Inps 2018 elaborati dall’Ires Cgil Marche attribuiscono alla provincia di Fermo  il primato delle pensioni pù basse in relazione alle altre province delle Marche per 52,01 euro ed evidenziano quanto le donne pensionate in questo territorio provinciale siano economicamente svantaggiate percependo una pensione inferiore agli uomini di ben 420,23 euro al mese”. La brutta notizia arriva dalla Cgil.  ” Questi dati – dichiara, infatti,  Paolo Filiaci, segretario generale Spi Cgil Fermo –  sono lo specchio della realtà produttiva degli ultimi cinquant’anni del territorio provinciale fermano costituito prevalentemente da tante piccolissime imprese e/o titolari di ditte individuali senza dipendenti con una produzione realizzata da lavoranti a domicilio in prevalenza di sesso femminile, con produzione preminente nel settore calzaturiero e affine”. Le donne hanno pensioni più basse “perché – sostiene Filiaci – da lavoratrici dipendenti, avevano bassi livelli d’inquadramento rispetto agli uomini e per molti anni, purtroppo ancora oggi, hanno dovuto abbandonare il lavoro dipendente per accudire la prole ed assistere i familiari in condizione di fragilità (genitori, suoceri, handicap, ecc.) non avendo potuto usufruire nel passato di servizi sociali quali asili nido e servizi adeguati di assistenza alle fragilità in genere”. Il lavoro a domicilio, “svolto prevalentemente da donne – prosegue il sindacalista –  era mal retribuito con contribuzione previdenziale versata all’Inps minimale o inesistente per alcuni periodi”.

Secondo il sindacato: “La cifra lorda mensile delle pensioni percepite nel territorio provinciale fermano pari a 901,11, in media inferiore di euro 52,03 alle altre province delle Marche e anche il risultato di altri due fattori: anzitutto, le difficoltà a far applicare i contratti nazionali di lavoro ai datori di lavoro nel territorio provinciale e questo, per  Filiaci, “è testimoniato dalle dure lotte sindacali degli anni settanta con blocchi stradali a Monte Urano e Montegranaro, appunto, per l’applicazione dei contratti nazionali di settore”. Contratti che, quindi, “sono stati applicati in ritardo rispetto ad altri territori provinciali nelle Marche;  una situazione che, successivamente, ha comportato una costante vigilanza sindacale per far rispettare i diritti previsti per i lavoratori>. Tuttavia, precisa il responsabile Spi, <nonostante l’attività sindacale intensa l’applicazione di livelli inferiori rispetto alle mansioni svolte è risultata molto diffusa”.

Inoltre, come evidenzia il sindacato ” va sottolineato che il 65,99% del totale delle pensioni di vecchiaia sono da lavoro autonomo caratterizzato prevalentemente da piccolissime ditte individuali, artigiani, commercianti, coltivatori diretti che versavano la contribuzione minima obbligatoria all’Inps”. Oggi, per aiutare i percettori di queste pensioni nel territorio provinciale con le pensioni più basse delle Marche, conclude Filiaci, <lo Spi Cgil, insieme alla Cgil, è costantemente impegnato nella contrattazione sociale con i Comuni, gli Ambiti sociali, l’Asur Area Vasta 4, per ottenere sgravi fiscali, agevolazioni tariffarie e per migliorare le condizioni socio sanitarie>.

 

 

 

 

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