19 dicembre 2017

“Il duro lavoro delle donne nei lavatoi del Fermano”: evento della Cgil per ricordare la durezza del lavare i panni presso i lavatoi pubblici

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FERMO – Sabato scorso a  Ponzano di Fermo, il “Dipartimento storia e memoria” del sindacato pensionati Cgil di Fermo ha organizzato insieme all’associazione di volontariato Auser, con il patrocinio della provincia di Fermo e del comune di Ponzano di Fermo, una iniziativa dal titolo “il duro lavoro delle donne nei lavatoi del fermano” per ricordare e “riportare – come ha sottolineato il sindacato – al presente, per le generazioni più recenti, la durezza del lavare i panni, fino all’avvento della lavatrice, presso i lavatoi pubblici o i torrenti, con acque gelide e detergenti naturali ricavati con altrettanto duro lavoro dalla cenere bianca del legno chiaro “lisciva” e poi dai primi saponi artigianali”. L’iniziativa ha coinvolto emotivamente i  presenti e soprattutto le pensionate più anziane che hanno praticato questo lavoro fino agli anni sessanta portandone i segni evidenti della precarietà della salute con artrite alle mani e dolori reumatici cronici in altre parti del corpo.  Paolo Filiaci segretario provinciale Spi Cgil ha introdotto i lavori basandosi su ricerche documentali, specificando “che il mestiere di lavandaia per conto delle famiglie facoltose veniva esercitato nei lavatoi pubblici da donne con maggiori difficoltà economiche (orfane, madri nubili, zitelle, vedove di guerra o del lavoro), mentre “gli uomini di casa” delle famiglie più benestanti non permettevano alle loro donne di lavare i panni sporchi altrui. Nelle campagne del territorio provinciale fermano, dove i terreni agricoli venivano condotti con il contratto di mezzadria, la moglie del mezzadro era obbligata a lavare i panni del padrone percorrendo spesso molti chilometri a piedi in strade ciottolose, polverose e con diversi pericoli”.  La pesantezza di questo lavoro era in parte alleviata dal fatto che il lavatoio era uno dei pochi luoghi di aggregazione femminile nel quale le donne potevano andare senza essere accompagnate, là ci si ritrovava, si scambiavano ricette, consigli e pettegolezzi, si partecipava alle gioie e alle disgrazie delle altre e si condividevano le proprie, si cantavano canzoni, si tramandavano storie e racconti di vita, si rideva e talvolta si litigava in modo così violento da far correre le guardie, si rifletteva sulla propria disgraziata condizione e su quella altrettanto precaria di molte altre donne. “In questi luoghi di aggregazione – è stato anche detto nel corso dell’evento –  sono nate e si sono diffuse ed affermate le prime rivendicazioni dei diritti femminili. Questa è una delle ragioni per le quali gli antichi lavatoi dovrebbero essere conosciuti, tutelati ed apprezzati come siti storici, secondo le direttive emanate anche dall’Unione Europea”.   Sandro Cipollari, storico protagonista del sindacalismo fermano,  ha ricordato i tanti fatti accaduti nel lavatoio di San Francesco da Paola, detto anche “lu sfumucu”, realizzato intorno al 1320, riportando alla memoria che in quel prato antistante il boia della Santa Sede, intorno al 1855, il  taglio la testa a  Casellini, Rosettani e Venezia aderenti alla “Repubblica Romana” che si ispirava ai principi della rivoluzione francese “libertà, uguaglianza, fraternità”. Maria Teresa Marziali parlando del suo libro “Intorno a lavatoio di San Giuliano e altri racconti” ha fatto presente che il duro lavoro delle lavandaie si caratterizza per la comunanza delle storie a livello mondiale.   Falcioni, vice sindaco di Ponzano di Fermo ha annunciato che  si stanno restaurando i due lavatoi pubblici presenti nel loro Comune. Il presidente della Camera di Commercio Di Battista ha mostrato interesse e coinvolgimento all’iniziativa, mentre l’intervento più commovente è stato quello del poeta dialettale fermano Giancarlo Campifioriti con un suo racconto sulle lavandaie, effettuato  in puro dialetto fermano. Infine l’intervento di Paola Beltrami della Cgil e le conclusioni del segretario regionale dello Spi Cgil Elio Cerri.

 

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