12 maggio 2017

Caso Emmanuel, Amedeo Mancini libero per buona condotta. La nota dei suoi legali

pubblicato in Cronaca |

FERMO – Torna in libertà Amedeo Mancini, il 39enne fermano arrestato nel luglio dell’anno scorso Mancini per l’omicidio del nigeriano Emmanuel Chidi Namdi dopo una colluttazione dovuta a un litigio per strada. Dallo scorso ottobre era agli arresti domiciliari con il braccialetto elettronico ma, in virtù del buon comportamento tenuto, dopo 8 mesi la magistratura ha deciso di farlo tornare in libertà, con l’unica limitazione costituita dall’obbligo giornaliero di firma presso i carabinieri.

Una decisione che ha sorpreso anche Francesco De Minicis e Savino Piattoni, i difensori di Mancini, che negli ultimi giorni avevano chiesto di allungare l’orario giornaliero di lavoro nei campi senza domandare la revoca della misura degli arresti domiciliari. Lo confermano gli stessi legali in una nota stampa, nella quale chiariscono anche come la prossima tappa della questione giudiziaria si consumerà il 28 novembre, quando la Cassazione sarà chiamata a pronunciarsi sulla compatibilità dell’aggravante razziale con la riconosciuta attenuante della provocazione. Dopo la decisione della Cassazione, Mancini si rivolgerà al Tribunale di Sorveglianza che potrebbe permettergli di scontare la pena residua in affidamento ai servizi sociali:

“Alcuni giorni fa i difensori avevano in realtà chiesto soltanto di allungare l’orario giornaliero di lavoro nei campi, fermi restando gli arresti domiciliari – si legge nella nota -. Il giudice, però, anche in considerazione del buon comportamento tenuto da Mancini nel corso degli arresti domiciliari, “specie da ultimo, durante la misura “aperta”, ha autonomamente ritenuto maturi i tempi per un suo completo ritorno in libertà, con l’unico obbligo della firma giornaliera presso i Carabinieri.

Ora Amedeo attenderà da libero il 28 novembre, allorché la Cassazione dirà se l’aggravante “razziale” sia compatibile o no con la riconosciuta attenuante della provocazione.

Qualunque sia la decisione, essa non determinerà alcuna diminuzione o quasi della pena patteggiata. Potrà, però, avere importanza sul piano etico e giuridico, alla luce della motivazione (non contestata dalla Procura Generale e perciò passata in giudicato) con cui la sentenza del Giudice concordò sul riconoscimento della provocazione, con la massima diminuzione di pena possibile.

Detta motivazione, infatti, attesta inequivocabilmente, sulla base delle risultanze investigative, a) che sul braccio sinistro di Amedeo Mancini era restata per giorni l’impronta precisa del colpo che Emmanuel gli aveva inferto col segnale stradale; b) che, a riprova, proprio su quella parte del segnale che aveva “disegnato” la pelle di Amedeo con una specifica e vistosa ecchimosi, era stato rinvenuto il suo DNA.

Questo accertamento spazza via per sempre le illazioni contrarie, inizialmente alimentate dall’inveritiero racconto della moglie di Emmanuel e poi dagli esiti apparentemente contraddittori della perizia DNA, secondo le quali il giovane fermano non sarebbe stato l’aggredito, ma addirittura l’aggressore.

Dopo il verdetto della Cassazione, Mancini si rivolgerà al Tribunale di Sorveglianza che, se lo riterrà meritevole, potrà consentirgli di scontare la pena residua sotto forma di affidamento in prova ai servizi sociali”

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