11 giugno 2014

Cosa c’è sul piatto dei cinesi: il futuro dell’agroalimentare in Cina

pubblicato in Con lo Stivale sulle Vie della Seta |

Rosso è piccante. Verde è salutare. E con il bianco del riso potrebbe sembrare un piatto italiano.Ci troviamo invece in un ristorante di Shanghai ad assaggiare il tipico riso saltato.

Vorrei inaugurare questa rubrica, incentrata su tematiche pratiche e socio-economiche sul mondo della Terra di Mezzo, con uno degli argomenti forse più evocativi e, fin troppo spesso distorti,riguardanti la Repubblica Popolare Cinese. Di recente, sempre più spesso vengo contattato da produttori locali che vorrebbero esportare i loro prodotti alimentari ed è per questo che oggi parlerò del settore agro-alimentare in Cina.

È, a mio avviso, fondamentale, per chiunque decida di operare in questo settore, conoscere quelle che sono le abitudini alimentari e le usanze a tavola. Grazie alla filmografia da cui il mondo occidentale è stato bombardato negli anni, sono universalmente riconosciute le tre caratteristiche tipiche di un pasto in Cina:

• CHI: tutte le pietanze sono condivise tra i commensali che scelgono di mangiarle nelle quantità e accostamenti che desiderano. Nei ristoranti e, a volte, nelle abitazioni le tavole sono rotonde, le pietanze sono servite su piatti o vassoi posti al centro sopra una superficie che i commensali possono far ruotare;

• COSA: i piatti si contraddistinguono per una strabiliante varietà nei sapori e nelle modalità di cottura;

• QUANTO: la quantità di cibi servita a tavola è infinitamente superiore a quanto i commensali possano mangiare. Soprattutto nel caso di un invito a pranzo è un segno di considerazione per l’ospite far riempire la tavola di ogni genere di pietanze ben sapendo che sarà impossibile consumarle tutte. E’ comune comunque per i cinesi portare a casa il cibo che non sono riusciti a consumare al ristorante.

Fatta questa imprescindibile premessa, voglio evidenziare le differenze tra un pasto “all’italiana” e un normale pasto in Cina, cercando di sottolineare quei prodotti che, ad oggi, presentano ancora ottime possibilità sul mercato e concludendo con alcune considerazioni pratiche sull’importazione di questi alimenti in Cina.

Le differenze più evidenti rispetto alle abitudini alimentari italiane sono:

• il riso e la pasta, che nella cucina italiana sono considerati primi, in Cina sono utilizzati come contorni;

• le pietanze non sono divise in porzioni e i commensali assaggiano liberamente prendendo il cibo da piatti dai vassoi;

• la bevanda principe a tavola è il tè, anche se ultimamente stanno prendendo molto piede le bevande gassate;

• la birra e, per i brindisi, la grappa di riso sono gli alcolici più consumati;

• si sta assistendo all’aumento della diffusione del vino, usato sempre più di frequente in sostituzione della grappa di riso per i brindisi;

• i dolci alla fine dei pasti sono poco diffusi. Viene spesso servita la frutta;

• non si consumano, alla fine dei pasti, caffè o superalcolici occidentali.

Per quanto riguarda il consumo di alimenti italiani, una fascia della popolazione ad oggi non rientra tra i possibili consumatori. Tradizionalmente i cinesi over 40, con una scarsa familiarità con i costumi e le usanze alimentari occidentali, conservano abitudini piuttosto tradizionali. Non sono, pertanto, molto recettivi ai prodotti alimentari stranieri.

Coloro che si configurano come target ideale per i prodotti italiani sono i giovani e i c.d. colletti bianchi, molto più propensi a sperimentare la cucina italiana e disposti a spendere di più per acquistare prodotti alimentari di importazione o mangiare presso ristoranti stranieri. In questo contesto, i seguenti prodotti italiani appaiono avere ottime potenzialità di mercato con, però, alcuni accorgimenti:

• Vino: anche per il valore simbolico che ha questo colore, un vino rosso e molto forte è apprezzato per i brindisi. Al contrario, un vino leggero, dal gusto fruttato è ben accolto come bevanda da pasto;

• Olio d’oliva: nel 2012 sono state importate 63.000 tonnellate di questo prodotto, considerato una leccornia ed utilizzato sempre più spesso per condire piatti freddi. Proprio per l’uso che se ne fa, vengono preferiti gli oli dal sapore più delicato;

• Miele: questo prodotto, nella cultura cinese, è da sempre associato a benefici salutari, dalla rimozione delle sostanze tossiche dall’organismo fino ad agente antifiammatorio;

• Latte e prodotti per l’alimentazione dei bambini: riguardo a questi prodotti, in passato si sono susseguiti diversi scandali riguardanti la contaminazione di latte e derivati di origine cinese. Ne è conseguita una corsa ai prodotti importati dall’Europa, Italia inclusa;

• Cioccolata: Utilizzata soprattutto per regali (si pensi al posizionamento di Ferrero in Cina) e preferita con un gusto più dolce di quello normalmente utilizzato in Italia.

Per un produttore, l’aspetto legale fondamentale legato all’importazione di prodotti alimentari in Cina è quello dell’etichettatura. I prodotti alimentari importati e offerti in vendita in Cina devono necessariamente avere un’etichetta in Cinese, che contenga tutte le seguenti informazioni:

• denominazione del prodotto;

• ingredienti;

• proporzioni degli ingredienti;

• peso netto;

• nome del produttore;

• nome ed indirizzo dell’importatore e distributore;

• date e istruzioni per la conservazione;

• codice degli standard del prodotto;

• grado di qualità.

Non di rado irregolarità dell’etichettatura possono essere di ostacolo all’importazione di prodotti alimentari in Cina e a volte sono i distributori stessi a richiedere al produttore di apporla sin al momento del confezionamento.

Più avanti in questa rubrica coglierò l’occasione per sottolineare altri aspetti peculiari del settore e di dare altre dritte per coloro che intendono affacciarsi su questo, ormai non più tanto lontano, mondo.

Lorenzo Torquati

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