23 novembre 2011

Brillantini: “Solo il 18% delle donne considera la violenza subita un reato”

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FERMO – E’ impressionante la velocità con cui cresce il numero delle donne che subiscono ogni giorno violenza, fisica, psicologica o sessuale. Fortunatamente oggi l’argomento non è più un tabù ma purtroppo a fronte dei dati crescenti non se ne parla mai abbastanza. Moltissime donne hanno ancora paura nel denunciare il proprio aguzzino, che nella maggior parte dei casi è il compagno. Donne che per amore dei propri figli scelgono di restare in famiglia e continuare a soffrire, forse pensando che in questo modo i figli soffrirebbero meno. Ma non è così. Un aiuto concreto e forte a queste donne vittime di abusi lo danno le associazioni che ogni giorno sono a completa disposizione delle vittime. Anche le istituzioni, però, stanno facendo in merito la loro parte. Sono, infatti, moltissime le iniziative messe in campo fino ad oggi dalla Regione, in primis, a cui hanno aderito diversi comuni fermani. A partire dall’iniziativa “100 sagome contro la violenza” che ha visto l’adesione dei comuni di Fermo e Sant’Elpidio a Mare (una delle sagome esposte nel centro calzaturiero raccontava la vicenda di Melania Rea, la giovane mamma di Somma Vesuviana, residente a Folignano, un paese dell’ascolano, brutalmente uccisa il 18 aprile scorso nel bosco di Ripe di Civitella nel teramano). Il prossimo 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne. <Questa giornata riporta all’attenzione il problema dell’affermazione del rispetto della dignità femminile, troppe volte ostacolata da retaggi e da pregiudizi culturali atavici che vanno contrastati con fermezza attraverso un’azione educativa – dice Bianca Maria Brillantini, membro della Commissione regionale per le Pari Opportunità – Un solo giorno non può bastare per costruire una rivoluzione culturale che permetta a tutte le donne di non avere più paura. Un solo giorno non può bastare per debellare stereotipi che sul corpo delle donne vengono a piene mani diffusi tutti i giorni dalla cronaca. Un solo giorno non può bastare per fermare la violenza che si nasconde nella difficoltà a veder riconosciuta la propria professionalità, nell’assenza di riconoscimento del lavoro di cura della propria famiglia. Certamente molto è stato fatto ma occorre lavorare ancora investendo sull’informazione, basti pensare che solo il 18% delle donne considera la violenza subita un reato – prosegue la Brillantini – Occorre potenziare poi la sinergia fra le varie agenzie istituzionali che operano sul territorio, per permettere un accesso più immediato alle donne vittime di violenza ed aspetto ancora più importante, rendere accessibile “il patrocinio riconosciuto dallo Stato per sostenere le spese giuridiche”, favorendo così l’emersione e la denuncia dei fenomeni di violenza, che spesso restano nell’omertà per le difficoltà economiche che non possono garantire un’adeguata difesa in sede giudiziaria. È’ necessario far comprendere alle donne vittime di violenza che non saranno lasciate sole dalle Istituzioni, perché ogni donna ha il diritto di sapere che la sua integrità è un bene sociale da tutelare>.

 

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